Lacrime e buon sangue

Un decreto legge con tutte le caratteristiche di necessità e urgenza: necessità per salvaguardare la tenuta del paese, urgenza per rassicurare i mercati. Così il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha sintetizzato i motivi della manovra correttiva approvata ieri sera “all’unanimità”, come ha sottolineato il Cav., dal Consiglio dei ministri. “Il nostro cuore gronda sangue – ha commentato il premier – perché uno dei vanti del nostro governo era di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani”.
12 AGO 11
Ultimo aggiornamento: 12:31 | 8 AGO 20
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La manovra aggiuntiva sarà di 20 miliardi nel 2012 e di 25,5 nel 2013. L’anno prossimo sei miliardi di euro giungeranno dai tagli ai ministeri e 2,5 miliardi nel 2013. “Sui costi della politica abbiamo fatto un numero di interventi che credo siano addirittura eccesivi rispetto a quello che sarebbe giusto fare”, ha detto il Cav. Tra queste misure, l’accorpamento di 1.500 comuni sotto i mille abitanti e l’abolizione delle 34 province sotto i 300 mila abitanti. Le riduzioni della spesa pubblica saranno il frutto anche di tagli ai trasferimenti a regioni ed enti locali: 6 miliardi nel 2012 e 3,5 nel 2013 che già provocano le ire di governatori e sindaci anche di centrodestra. Non sarà toccata la sanità, ha assicurato però Tremonti. Previsto anche un intervento sulla previdenza: disincentivi alle pensioni di anzianità e anticipo dal 2020 al 2015 per l’innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. Ci sarà, per due anni, “una tassa di solidarietà”, come la definisce il governo: un prelievo addizionale sui redditi dei dipendenti pari al 5 per cento oltre i 90 mila euro e del 10 per cento per quelli superiori a 150 mila euro.
Aggravio fiscale anche per i lavoratori autonomi: l’addizionale scatta a partire dall’aliquota del 41 per cento che si applica ai redditi superiori a 55 mila euro. Confermata l’aliquota unica al 20 per cento per le rendite finanziarie (esclusi i titoli di stato). Articolato anche il pacchetto di misure per stimolare la crescita, come auspicato da Bce e Banca d’Italia: il decreto punta a promuovere la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e delle professioni e, attraverso incentivi, la privatizzazione delle società controllate dal settore pubblico. Nella manovra che è entrata nel Consiglio dei ministri c’è anche la norma che prevede l’estensione erga omnes dei contratti aziendali che potranno così derogare da quelli nazionali e da una parte dello Statuto dei lavoratori.